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Fiore Weidmann Archivi - I concerti di ClassicaViva

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Lug 212012
 

Christian BellisarioStefano Ligoratti al pianoforteNell’ambito del Lugano Longlake International Festival Classic, al Teatro Foce, a Lugano, il 22 luglio 2012, va in scena, alle ore 20,30, il bel concerto di chiusura, dedicato a Schubert e a Smetana.

Ad esibirsi, il Trio Hephzibah (Fiore Weidmann al violino, Christian Bellisario al violoncello e Stefano Ligoratti al pianoforte).

In programma,

il Trio in mi bemolle maggiore op. 100 (D.929) di Franz Schubert (1797 – 1828),

ed il  Trio in sol minore  op.15  di Bedrik Smetana (1824 – 1884).

Il celebre Trio in mi bemolle maggiore n. 2 di Franz Schubert è articolato nei movimenti:

1. Allegro
2. Andante con moto
3. Scherzo
4. Allegro moderato

Questo celeberrimo Trio con pianoforte, op. 100, scritto nel 1827 (quindi un anno prima della morte del compositore), costituisce, insieme all’altro Trio in si b minore, op.99, il vertice della musica da camera di Schubert.
I due Trii furono senza dubbio scritti a breve distanza di tempo l’uno dall’altro. Il manoscritto dell’opera 100 D 929, qui presentato, porta la data “novembre 1827”.
La prima esecuzione avvenne con ogni probabilità la sera del 26 marzo 1828, anniversario della morte di Beethoven, nel corso dei un memorabile concerto organizzato da Schubert a proprio beneficio.

A differenza del Trio op. 99, che vide la luce postumo, questo Trio fu pubblicato dall’editore Probst di Lipsia poche settimane prima della morte di Schubert, nell’ottobre 1828.
Articolato in quattro movimenti, il Trio in mi bemolle maggiore è un’opera di vaste proporzioni, una delle composizioni schubertiane in cui risulta più evidente la ricerca di una completa unità formale. Questa viene realizzata con diverse assonanze tematiche tra i vari movimenti.

L“Allegro” iniziale, con cui si apre la composizione, è pieno di vigore e slancio melodico, ed è nel tempo di 3/4. E’ organizzato in modo molto libero dal punto di visa tonale, e tocca una dozzina di tonalità.
Il secondo movimento, “Andante con moto” è meritatamente famosissimo, anche per via del fatto che fu usato nel film di Stanley Kubrick “Barry Lindon”.  L’Andante, in do minore, si apre con una mesta ed accorata melodia del violoncello, che ricomparirà poi a sorpresa nel movimento finale. E’ un tema intenso e doloroso, che evoca la durezza del destino, e ci riporta all’atmosfera desolata e senza speranza della Winterreise.
Lo Scherzo, di nuovo in mi b maggiore, presenta una melodia in canone tra i tre strumenti.
Infine il quarto movimento, un ampio Allegro moderato, vede un ruolo predominante del pianoforte. Dopo l’inizio spensierato e persino allegro, giunge la ripresa del tema in do minore del violoncello, uno dei momenti più emozionanti di tutta la musica da camera di Schubert.

Bedřich Smetana – Trio in sol minore, per pianoforte, violino e violoncello op. 15 (1855)

(da un programma di sala di Sergio Sablich):
Smetana venne maturando il proprio stile compositivo negli anni Quaranta, sotto l’influenza dei grandi poemi sinfonici di Liszt e Berlioz. Patriota convinto, partecipò ai moti insurrezionali del 1848, che lo videro arruolato nella guardia nazionale, e basò la propria ideologia culturale sul fondamento delle tradizioni musicali del proprio Paese, la Boemia: egli divenne il padre della musica boema e il promotore di una corrente nazionalistica cèca non sottomessa all’egemonia delle culture musicali straniere. La sua opera più nota, il ciclo di poemi sinfonici intitolato Mà Vlast (La mia patria), è il documento più felice di questa volontà di conciliare musica colta e tradizione popolare, spirito sinfonico ed epopea nazionale: intenti che ispirarono anche le sue opere teatrali, dove la freschezza della vita dei villaggi contadini si armonizza con le leggende popolari autoctone e si fonde con le vicende storiche, patriottiche.

Se il nome di Smetana acquistò risonanza internazionale nei campi del poema sinfonico e dell’opera, i tratti caratteristici del suo stile si ritrovano anche nella produzione cameristica, non cospicua ma ben individualizzata. Di essa fa parte, accanto a due successivi Quartetti per archi, un unico Trio con pianoforte, in sol minore op. 15, che risale al 1855 e fu originato da un avvenimento luttuoso: la morte della figlia Bedriska, di soli quattro anni e mezzo di età. È un’opera che nel suo programma autobiografico si configura come un’intima confessione, intrisa di sottili tenerezze, immediata negli stati d’animo, ma energica e compatta, filtrata attraverso una chiara disciplina formale.

La dignità e la compostezza dominano anche nei momenti più amari e dolenti, per tradursi in un discorso non convenzionale, dall’andamento rapsodico, ma classicamente equilibrato.

Ne è dimostrazione il piano costruttivo. Il Trio presenta al primo posto un movimento lento, Moderato assai, che si apre con un recitativo del violino solo nel registro grave: un lamento carico di tensione e di malinconia, a cui fanno eco, sviluppandolo, il pianoforte e il violoncello. Questo tema principale, simbolo del rimpianto, è anche l’elemento che collega tra loro i vari episodi dell’opera ritornando, trasformato nel ritmo e variato nell’armonia, in tutti e tre i movimenti. Lo sviluppo ha un energico slancio drammatico, sottolineato dalla cupa tonalità di sol minore, e viene interrotto da rapide improvvisazioni solistiche, quasi fuggevoli reminiscenze di carezze e di gesti infantili.

Lo Scherzo che segue è in forma di rondò. Figure motiviche derivate dal tema del primo movimento si intrecciano con due episodi alternativi: il primo calmo e disteso (Andante), il secondo nel modo di una marcia funebre (Maestoso). Anche il Finale (Presto) si richiama alla forma del rondò. I temi sono ritmicamente marcati e incalzanti come in una danza macabra, quasi agitati dallo spettro della morte; invano si ripresentano, a scacciare l’ispirazione programmatica, i ricordi lieti e le nuove reminiscenze del tema principale, ora in “Grave”. Ma quando la tensione ha raggiunto il suo culmine, l’atmosfera improvvisamente si rasserena e il canto si fa vigoroso e quasi affermativo, cancellando il cupo sol minore con una coda giubilante in maggiore.

Il Trio fu composto nel 1855 (Smetana aveva allora trentun anni), subito dopo la morte della figlia Bedriska (Federica), scomparsa all’età di soli quattro anni. Fu accolto dapprima piuttosto freddamente dal pubblico e solo in seguito ottenne un discreto successo – grazie anche al forte apprezzamento di Franz Liszt – pur senza mai entrare stabilmente nel repertorio cameristico corrente.

Teatro Foce
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6900 Lugano
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