Classica Viva presenta con grande piacere la sua rassegna di Lezioni-Concerto a Milano, presso la Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame, con il patrocinio del Comune di Milano, dal titolo “Non capisco! Son profano” – Stagione 2019 –

Lezioni-concerto alla scoperta della musica classica
a cura di Luca Ciammarughi e Stefano LigorattiE' aperta la nostra biglietteria online:

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Bambini sotto i 10 anni: GRATIS

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Biglietto ridotto: (studenti, over 65, ecc.): € 5

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Lezione-Concerto n. 2 – la forma sonata tra ‘700 e ‘800

Gennaio 29 - 20:30 - 23:30 UTC+0

€8
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Biglietti:

Bambini sotto i 10 anni: gratis; Biglietti normali: € 8;
biglietti ridotti (riservato agli studenti, agli over 65, ai portatori di handicap e a tutte le categorie simili a queste) € 5

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Un confronto tra titani

n. Lezione-Concerto 2
Data Martedì 29 Gennaio 2019 – ore 20,30
Forma presentata
La forma sonata – 2
Tipo genere – Titolo La forma sonata tra ‘700 e ‘800
Autori L.V. Beethoven F. Schubert    
Organico Pianoforte solo
Brani presentati in concerto – 1 parte L.V. Beethoven: Appassionata n. 23 – Op. 57 in fa min. durata ~24 minuti      
Brani presentati in concerto – 2 parte   F. Schubert: Sonata D 960 in Si bemolle maggiore – durata ~41 minuti    
minutaggio durata totale concerto ~64 minuti, + lezione
Artisti Stefano Ligoratti Luca Ciammarughi    

Dopo il successo del primo appuntamento, dedicato alle origini della forma-sonata, prosegue alla Palazzina Liberty “Dario Fo e Franca Rame” la rassegna di ClassicaViva “Non capisco, son profano!”, a cura dei pianisti Luca Ciammarughi e Stefano Ligoratti. Il secondo appuntamento approfondisce la forma-sonata attraverso il confronto fra due pilastri del primo Ottocento: la Sonata “Appassionata” op. 57 di Beethoven e l’ultima Sonata D 960 di Franz Schubert. Nel contesto del percorso divulgativo, questo confronto assume un significato speciale: osserveremo infatti come due compositori quasi contemporanei, formatisi con lo stesso maestro (Salieri) e vissuti nella stessa città (Vienna) arrivino a esiti artistici estremamente diversi, seppur in entrambi i casi altissimi.
Come scrisse Alfred Brendel già negli anni settanta, Beethoven componeva più da architetto, Schubert da sonnambulo. «Nelle sonate di Beethoven non perdiamo mai l’orientamento; esse si giustificano a ogni istante. Le sonate di Schubert “accadono”. C’è qualcosa di disarmante e “ingenuo” nel loro modo di “accadere”». Brendel naturalmente sapeva benissimo che questa “ingenuità” schubertiana nascondeva in realtà, come nel caso di Haydn, una grande sofisticatezza.
Perché riprendere oggi, in una lezione-concerto di carattere divulgativo, questo confronto fra titani? Perché Beethoven e Schubert, come tutti i grandi classici, non smetteranno mai di dirci ciò che hanno da dirci.

L’analisi delle due Sonate diventa anche un modo per capire come, attraverso le scelte compositive, Beethoven e Schubert leggevano il mondo che li circondava e proiettavano sé stessi e la propria arte in quel mondo, ma anche in un sognato mondo futuro. Beethoven, nato nel 1770, aveva ancora fatto in tempo a vivere gli ideali rivoluzionari e napoleonici, pur subendo presto un’amara disillusione. Schubert, classe 1797, passò la sua breve vita nel pieno del governo di Metternich, ovvero in un regime poliziesco caratterizzato dall’imperversare della censura e della delazione.

Senza a tutti i costi voler collegare forzatamente l’arte alla società (o alle vicende esistenziali dell’artista), è però evidente che in Beethoven la forma ci parla di energia, concentrazione, direzionalità: anche in una Sonata tragica come l’Appassionata – con un finale che non procede verso una Gioia di stampo schilleriano – vi è un’energia logica assoluta.

In Schubert, il dissidio con la società diventa più lancinante: ciò produce spesso dei repentini e titanici moti d’orgoglio, ma più spesso il rifugiarsi fatalistico in una sorta di dimensione parallela, come di sogno irreale, per sfuggire a una realtà fattasi insopportabile. La Sonata D 960, che contiene al suo interno una citazione dal Lied Der Wanderer, può essere letta come una sorta di Winterreise puramente strumentale, in cui il pianoforte è la voce di un viandante smarrito, conscio della grandezza del proprio animo, ma impotente di fronte a una realtà opprimente.

Nella lezione-concerto, Stefano Ligoratti illustrerà la particolare e sintetica unità che lega i tre movimenti della Sonata “Appassionata”, mentre Luca Ciammarughi si soffermerà sulla natura della “divina lunghezza” schubertiana e sul rapporto (freudiano ante-litteram) heimlich/unheimlich. Ma verrà dato rilievo anche agli aspetti comuni fra due compositori che indubbiamente spalancano la strada al romanticismo e, attraverso la trasformazione profonda del concetto di bellezza, alla modernità.

Nota di Luca Ciammarughi

Luogo

Milano – Palazzina Liberty

Milano, Palazzina Liberty