Classica Viva presenta con grande piacere la sua rassegna di Lezioni-Concerto a Milano, presso la Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame, con il patrocinio del Comune di Milano, dal titolo “Non capisco! Son profano” – Stagione 2019 –

Lezioni-concerto alla scoperta della musica classica
a cura di Luca Ciammarughi e Stefano LigorattiE' aperta la nostra biglietteria online:

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Bambini sotto i 10 anni: GRATIS

Biglietto normale: € 8
Biglietto ridotto: (studenti, over 65, ecc.): € 5

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Lezione – Concerto n. 4 – La Sinfonia: Beethoven e Schubert

Febbraio 27 - 20:30 - 23:30 UTC+0

€8
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Biglietti:

Bambini sotto i 10 anni: gratis; Biglietti normali: € 8;
biglietti ridotti (riservato agli studenti, agli over 65, ai portatori di handicap e a tutte le categorie simili a queste) € 5

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n. Lezione-Concerto 4
Data Mercoledì 27 Febbraio 2019 – ore 20,30
Forma presentata
Sinfonia
Tipo genere – Titolo La Sinfonia classica: Beethoven e Schubert
Autori Citazioni da Sinfonia di Haydn n. 102 L. Van Beethoven F. Schubert  
Organico Orchestra Sinfonica ClassicaViva
Brani presentati in concerto – 1 parte   L. Van Beethoven: Sinfonia n. 6 op 93 in fa magg. “Pastorale” – durata ~45 minuti    
Brani presentati in concerto – 2 parte     F. Schubert: Sinfonia n. 5 D 485 in sib maggiore Durata ~29 minuti  
minutaggio durata totale ~74  minuti + Lezione
Artisti Stefano Ligoratti – Direttore Luca Ciammarughi  – relatore    


L'Orchestra di ClassicaViva 
  Dopo il confronto fra la Sonata “Appassionata” op. 57 e la Sonata D 960, le lezioni-concerto di ClassicaViva “Non capisco, son profano!” ritornano su Beethoven e Schubert con due sinfonie, interpretate dall’Orchestra Sinfonica di ClassicaViva diretta da Stefano Ligoratti.

Questo quarto appuntamento della rassegna si terrà mercoledì 27 febbraio alle ore 20.30 presso la Palazzina Liberty “Dario Fo e Franca Rame” di Milano. Di Ludwig van Beethoven verrà spiegata ed eseguita integralmente la Sinfonia n. 6 “Pastorale”, mentre di Franz Schubert ascolteremo la Sinfonia n. 5. Insieme a Stefano Ligoratti, Luca Ciammarughi introdurrà gli ascolti, con esemplificazioni orchestrali dei passaggi cruciali.

A proposito della “Pastorale”, Berlioz scrisse che «questo stupefacente paesaggio sembra composto da Poussin e disegnato da Michelangelo». Nella Sinfonia n. 6 in fa maggiore di Beethoven, Berlioz coglieva immagini parlanti, silenzi eloquenti, incantati recessi dei boschi, messi d’oro, nubi rosee. Beethoven la scrisse fra l’estate del 1807 e il maggio del 1808. La Sinfonia fu eseguita, insieme alla Quinta, il 17 dicembre 1808 presso il Theater an der Wien.

Nonostante i titoli che caratterizzano ognuno dei cinque movimenti (“Piacevoli sentimenti che si destano nell’uomo all’arrivo in campagna”, “Scena al ruscello”, “Allegra riunione dei campagnoli”, “Tuono e tempesta”, “Sentimenti di benevolenza e ringraziamento alla Divinità dopo la tempesta”), Beethoven specificò nel programma di sala che la Sinfonia era «piuttosto espressione del sentimento che pittura». La natura è vista e sentita attraverso lo sguardo dell’uomo. Benché si tratti di una “sinfonia caracteristica”, che riprende stilemi della musica a programma di stampo bucolico già popolari nel Settecento, il significato spirituale di questa composizione va ben oltre l’evocazione arcadica.

Come evidente dal Testamento di Heiligenstadt, scritto qualche anno prima, Beethoven trovava nella natura e nella musica una forma di estasi in grado di salvarlo dal dramma della sua esistenza, contraddistinta in quegli anni dal terrore di perdere per sempre l’udito e dalla misantropia che ne derivava. Come accade nel Werther di Goethe, nella “Pastorale” la natura rappresenta una dimensione di pienezza e calore in cui l’uomo romantico si rifugia per sfuggire alle lacerazioni interiori. Ma la natura richiama anche il sublime kantiano, soprattutto quando – come avviene nel temporale – manifesta la propria devastante forza di fronte a un essere umano inerme. Intraprendendo un sentiero completamente nuovo rispetto a quello delle sinfonie precedenti, Beethoven crea nella “Pastorale” una struttura mai esistita prima, piegando le strutture tradizionali del genere sinfonico (a partire dalla forma-sonata) alla propria libertà immaginativa. La forma non è basata sui forti contrasti tematici che caratterizzano la Quinta Sinfonia, ma piuttosto sulla ricerca di un unico carattere globale, declinato in molti modi.

Se Beethoven aveva già 38 anni quando scrisse la “Pastorale”, Schubert ne aveva appena 19 quando compose la sua Quinta Sinfonia in si bemolle maggiore, scritta in poco più di un mese, nell’autunno del 1816. La freschezza dell’ispirazione del giovane Schubert richiama quella mozartiana, ma il viennese è già in grado di trovare una via personale. Nel diario di quell’anno, Schubert scrisse: «O Mozart, immortale Mozart! Quante, e quanto infinite, benevole impronte di una vita migliore, più luminosa, hai stampato nella nostra anima!». È uno Schubert ancora lontano dai tragici abissi degli ultimi anni: allievo di Salieri, adora Beethoven ma ne critica le bizzarrie.

Tuttavia, nonostante la luminosità e l’alone di giovanile speranza che emana dalla Quinta, questa Sinfonia non è affatto univoca, ma contiene già le sfumature emotive che ci si aspetta da un compositore originale e maturo. Secondo Paul Bekker, in questa fase del percorso di Schubert svanisce «l’immagine dell’epoca eroica, che viene sostituita da un’epoca in cui l’uomo con le sue gioie e i suoi dolori personali si pone di fronte al mondo». Non è irrilevante il fatto che la Sinfonia fosse nata nel cerchio domestico degli Schubert, con il compositore stesso alla viola, per un’orchestra “intima” (senza trombe, né timpani) che la eseguì nell’ampia casa di un amico di famiglia, Otto Hatwig, attore del Burgtheater. Dovranno passare più di trent’anni per la prima esecuzione pubblica, nel 1841, quando Schubert era ormai morto.

Il contesto della Palazzina Liberty è perfetto per la Quinta di Schubert, quasi una sinfonia “cameristica”, non certo nata per giganteschi auditorium. Dall’elegante slancio del primo movimento, attraverso la pensosità malinconica dell’Andante con moto e le citazioni mozartiane (K 550) del Menuetto, Schubert approda al brillante finale dopo aver dispensato tutta la ricchezza emozionale di cui già prima dei vent’anni era capace.

Luca Ciammarughi

Luogo

Milano – Palazzina Liberty

Milano, Palazzina Liberty